Tennis

Caso Sinner, clamoroso: il preparatore Ferrara accusa il fisioterapista Naldi

Il caso di doping riguardante Jannik Sinner si arricchisce di un nuovo sorprendente capitolo
Giacomo Naldi e Umberto Ferrara
Jannik Sinner e il suo ex staff durante la premiazione dell'Australian Open 2024 (Getty Images)

Con Jannik Sinner che sta scontando la squalifica di tre mesi concordata con la WADA per la doppia positività al Clostebol, l’ex preparatore atletico dell’altoatesino, ora alle dipendenze di Matteo Berrettini, Umberto Ferrara non ci sta a condividere le colpe per quanto accaduto con il fisioterapista Giacomo Naldi.

La verità secondo Ferrara

In una intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport, Ferrara racconta la propria versione dei fatti: “Utilizzo il farmaco Trofodermin (NdR quello che contiene Clostebol) da anni in quanto prescritto dal medico specialista quale farmaco di supporto per una patologia cronica. Ero perfettamente consapevole del divieto e l’ho sempre custodito con massima cautela nel mio beauty. Non l’ho mai consegnato a Naldi, gliene ho soltanto suggerito l’utilizzo perché aveva un taglio a un dito che non cicatrizzava e ciò rendeva complicato il suo lavoro: fui molto chiaro nel comunicare la natura del prodotto a Naldi e la necessità che per nessuna ragione dovesse entrare in contatto con Jannik, consentendogli l’uso soltanto all’interno del suo bagno personale. Naldi ha detto di non ricordare di esserne stato informato”.

Il dispiacere per la chiusura del rapporto con Sinner

La reazione di Ferrara dopo la positività del n. 1 al mondo: “Incredulità e stupore con il collegamento al Trofodermin che è stato immediato. Non rifarei soltanto una cosa: fare affidamento sul comportamento altrui, mi ha fatto soffrire la superficialità, a volte la malafede, con cui molte persone hanno trattato la mia vicenda. Ho sofferto molto per la chiusura del rapporto con Jannik, lui ha comunque mostrato grande maturità nell’affrontare la vicenda anche perché era sostenuto dalla corretta convinzione di essere nel giusto: ha una etica del lavoro e una dedizione speciali, lavorare con lui è stato gratificante e stimolante, ci siamo visti l’ultima volta a Doha e ci siamo salutati. Ora c’è una nuova sfida grazie a Matteo che si è documentato su quanto accaduto e ha preso la decisione che ha ritenuto migliore: non mi hanno sorpreso le critiche nei suoi confronti per aver scelto di avvalersi della mia collaborazione perché tante persone, giornalisti e non, hanno trattato con superficialità la vicenda”.