Alcaraz spiega la crisi: “Difficile restare positivo e mantenere alta l’intensità”

Momento complicato per Carlos Alcaraz che, dopo i deludenti risultati ottenuti a Indian Wells e, soprattutto, a Miami, ha trascorso qualche giorno di vacanza in Messico prima di riprendere gli allenamenti a Murcia in vista del Masters 1000 di Montecarlo dal 6 al 13 aprile.
I motivi della crisi di Alcaraz
Intervenuto nel podcast organizzato da Louis Vuitton, il n. 3 della classifica ATP non si tira indietro nello spiegare le difficoltà incontrate in questo avvio di stagione: “A volte è difficile rimanere positivo, trovare soluzioni. Ho giocato partite difficili, affrontato momenti difficili, ma ho sempre pensato: ‘Ok, il tennis è la mia passione’. Questo è quello che volevo fare per cui cerco solo di godermelo più che possibile, dentro o fuori dal campo. Quando arrivano momenti difficili durante una partita o in certi periodi dell’anno cerco di stare positivo e pensare a tutte le cose belle che sto vivendo. Certamente le persone che ho accanto mi aiutano a rimanere positivo. Quando sento la pressione, nei momenti difficili, penso che devo credere in me stesso. La pressione è solo mentale, non fisica. La cosa più importante per me è continuare a provare a fare quello che so fare, anche quando non sto giocando bene e le cose non vanno bene. Alcune volte durante una partita mi è accaduto che stavo vincendo e mi sono rilassato, ho abbassato l’intensità e ho perso. Cerco di imparare da queste partite e mantenere sempre la stessa intensità”.
La popolarità è arrivata molto presto
L’iberico rivolge, poi, lo sguardo indietro anche per far capire come, a soli 21 anni, viva già da parecchio sotto i riflettori: “Penso che sia successo quando avevo 12,13 o 14 anni, in quel momento la gente ha cominciato a dire ‘questo ragazzo gioca bene, questo ragazzo è bravo’. Probabilmente da quando ho 16-17 anni faccio più attenzione a tutti i dettagli fuori dal campo. Di sicuro, mio padre, che gioca a tennis da quando era piccolo, mi ha trasmesso la passione per questo sport e penso che sia la lezione più importante imparata da lui“.